Cascine Calderari

 

Cascine Calderari - Certosa di Pavia (PV)
dal sec. XIV al 1871

Il toponimo appare nel comparto delle strade degli “Statuta Stratrum” del 1452 come “Cassina de Caldraris” appartenente alla squadra dei “locorum divisiae” (Statuta stratarum). Successivamente viene indicato nella “Relatione di tutte le terre dello Stato di Milano” di Ambrogio Opizzone come appartenente alla Campagna Soprana (Opizzone 1644). Dalle risposte ai Quarantacinque quesiti della giunta del censimento (Risposte ai 45 quesiti, 1751; cart. 3018) risulta che questo paese non è infeudato quindi per l’amministrazione della giustizia dipende da Pavia. Cassine Calderari è retto da un console, che presta giuramento a Pavia, eletto annualmente con un pubblico incanto dal consiglio generale, nella sua opera il console è coadiuvato dal maggiore estimato e da un cancelliere. La comunità non ha procuratori e agenti fissi, ma solo per l’occorrenza e conta, su nota del parroco, 145 anime.

Nella compartimentazione del Principato di Pavia del 1757 Cassine Calderari è indicato come appartenente al campagna soprana, delegazione V, aggregato a Cassina Trebigliana e Comune del Trono (editto 10 giugno 1757). Secondo il Comparto della Lombardia Austriaca del 26 settembre 1786 (editto 26 settembre 1786 c) il comune risulta appartenere come Cassina Calderara alla delegazione V della Campagna Soprana aggregato alle frazioni di Cassina Tribigliana e Comune del Trono.

Per mezzo della compartimentazione del 1797 (Proclama del 22 fruttidoro anno V) il comune viene assegnato al distretto di Bereguardo aggregato a Cassina Trebigliana e al Comune del Trono. Secondo la ripartizione del Dipartimento del Ticino del 20 marzo 1798 (legge 30 ventoso anno VI ) il comune entra a fare parte del distretto dei Parchi avente per capoluogo Pavia pur mantenendo l’aggregazione a Cassina Trebigliana e al Comune del Trono. Nel 1801, legge 25 fiorile anno IX, il comune viene aggregato al secondo distretto del dipartimento dell’Olona avente per capolugo Pavia. Nella compartimentazione del 1805 è indicato sotto la denominazione di Cassina Calderara come comune di III classe del dipartimento d’Olona, distretto II Pavia, cantone I Pavia unito alle frazioni di Cassina Tribigliana e Comune del Trono con popolazione di 223 abitanti.

Con la compartimentazione territoriale del regno lombardo-veneto (notificazione 12 febbraio 1816) il comune di Cassine Calderari viene assegnato al primo distretto – Pavia – della provincia di Pavia aggregato a Cassina Trebigliana e al Comune del Trono. Il successivo compartimento territoriale (notificazione 1 luglio 1844) conferma questi dati e da esso si evince che il comune era dotato di convocato. Nel compartimento territoriale della Lombardia (notificazione 23 giugno 1853) il comune di Cassine Calderari risulta compreso nella provincia di Pavia, I distretto, Pavia ancora aggregato a Cassina Trebigliana e alla Comunità del Trono. La sua popolazione era formata da 222 abitanti. Nella compartimentazione del 1859 appartiene al circondario I di Pavia, mandamento II di Pavia e ha 288 abitanti.

In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Cassine Calderari con 288 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento II di Pavia, circondario I di Pavia, provincia di Pavia. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 285 abitanti (Censimento 1861). In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1867 il comune risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia (Circoscrizione amministrativa 1867).

Nel 1871 il comune di Cassine Calderari venne aggregato al comune di Torre del Mangano.

Parrocchia di San Rocco confessore

 Parrocchia di San Rocco confessore.

Tra le fonti edite di carattere generale, è citata negli atti della visita apostolica di Angelo Peruzzi del 1576, quando risultava compresa nel vicariato di Mirabello (Bernorio 1971). Nel 1769 era inserita nel vicariato di Marcignago (Elenchi clero diocesi di Pavia, 1730-1784). Il clero risultava composto nel 1769 da due sacerdoti e due chierici (Elenchi clero diocesi di Pavia, 1730-1784); parroco e cappellano nel 1807 (Repertorio chiese diocesi di Pavia, 1807); due sacerdoti nel 1823 (Registro clero diocesi di Pavia, 1767-1823); parroco e coadiutore nel 1845 (Almanacco pavese 1845); dal parroco nel 1877 (Almanacco pavese 1877).

Verso la fine del XVIII secolo, secondo la nota specifica delle esenzioni prediali a favore delle parrocchie dello stato di Milano, la parrocchia di San Rocco confessore possedeva fondi per 18 pertiche; il numero delle anime, conteggiato tra la Pasqua del 1779 e quella del 1780, era di 449 (Nota parrocchie Stato di Milano, 1781). Nel 1792 il reddito netto del beneficio parrocchiale assommava a lire 834 (Stato parrocchie diocesi di Pavia, 1792). Nel 1807 il numero dei parrocchiani era di 900 unità (Repertorio chiese diocesi di Pavia, 1807); 700 nel 1822 (Prospetto parrocchie diocesi di Pavia, 1822); 1129 nel 1877 (Almanacco pavese 1877). Nel 1807 la parrocchia era di libera collazione; così come nel 1877. Nel 1807 entro i confini della parrocchia di Cascine Calderari esistevano tre oratori (Repertorio chiese diocesi di Pavia, 1807).

Secondo quanto si desume dagli atti della visita pastorale compiuta dal vescovo Agostino Riboldi nell'anno 1898, risultavano esistenti nella parrocchia di San Rocco confessore la confraternita del Santissimo Sacramento, la confraternita del Santo Rosario, la pia unione delle Figlie di Maria, la compagnia di San Luigi Gonzaga, la pia unione della Sacra Famiglia, la congregazione del Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi (Visita Riboldi 1898).

La parrocchia di San Rocco confessore, rimasta sempre compresa nella diocesi pavese anche dopo gli smembramenti effettuati tra il 1799 e il 1819 (Terenzio 1860), è stata inserita tra XIX e XX secolo nel vicariato di Mirabello, nel vicariato di Certosa e, fino al 1989, nel vicariato di Certosa-Binasco. In base al decreto 25 ottobre 1989 del vescovo Giovanni Volta, con cui fu rivista la struttura territoriale della diocesi (decreto 25 ottobre 1989) (Vita diocesana 1989), è stata attribuita al vicariato V.

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